Autorevolezza: la parola chiave del 2016

Autorevolezza: la parola chiave del 2016

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«I Social Media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli».  Umberto Eco

Non c’è bisogno di essere un semiologo, scrittore e filosofo per concordare; sul web è facile trovare persone che nascoste dietro l’anonimato, sparano a zero per il semplice gusto di farlo.
Sono insopportabili? Certo. Potremmo farne a meno? Forse. Ma per natura Internet è in grado di tramutarsi in un autentico “veicolo” di democrazia.

Ne abbiamo le prove ogni giorno: quando un contenuto diventa virale ed è così in grado di attraversare il pianeta o una petizione riesce a raggiungere decine di migliaia di consensi in poche ore, e tanto altro ancora. In un sistema così aperto, chi esprime l’opinione può facilmente passare in secondo piano rispetto alla possibilità che tutti hanno di esprimersi.

Questo diventa un problema nel momento in cui ci affidiamo al web per la ricerca di figure professionali che possano collaborare allo sviluppo dei nostri progetti, oppure quando con quelle figure dobbiamo essere noi stessi. Il discorso di Eco sottolinea allora un altro problema: su Internet chiunque si può spacciare per “esperto”. Questo non significa che chiunque scriva sul web dica fesserie, certo, ma risulta complesso trovare le risposte giuste alle domande che cerchiamo e contemporaneamente filtrare le informazioni e in questo Google diventa, in mani competenti, uno strumento importante.

Come fare dunque a distinguere uno sguardo professionale da opinioni basate sul nulla?

Esattamente come succede nel mondo reale: tramite l’autorevolezza. Questa è infatti la chiave per riconoscere i ciarlatani ed è possibile ottenerla grazie a semplici accorgimenti che permettono di restituire l’esperienza quotidiana al mondo virtuale.

Questa è la formula che ho distillato dalle mie esperienze professionali:

Autenticità + professionalità= autorevolezza

Si sceglie la persona, non il prodotto che vende
Come in qualsiasi spot commerciale, il testimonial che presenta il prodotto è determinante. Se per esempio è Lionel Messi, calciatore di fama e abilità eccezionale a presentare un deodorante, siamo facilmente portati a fidarci della sua opinione (chissà quanti deodoranti usa! – lui).
Allo stesso modo la nostra autorevolezza e quella altrui inizia dall’aspetto, dalla prima impressione.
Si tratta di metterci la faccia, senza spaventare nessuno però. E dato che parliamo di web anche su questa piattaforma l’impatto visivo conta. E’ quindi opportuno presentarsi con una foto di sè stessi, non di animali (gattini) o cartoni animati. In base al proprio posizionamento, target e obiettivi, la foto del profilo  (avatar nel web) può essere professionale, divertente, o – perché no – anche artistico come un ritratto.

Ritagliarsi uno spazio nel quale inserire le proprie credenziali

Offrendo la possibilità di verificare i propri obiettivi e successi raggiunti – tipicamente sotto forma di case study o progetti realizzati –  si porta l’interlocutore a capire che non stiamo scherzando. Il nostro percorso professionale parla per noi, prima di noi, e ci autentica come professionisti. Il sito o il blog verso cui convogliamo la nostra comunicazione e il nostro interlocutore – in relazione sempre più stretta tra loro – avranno di conseguenza una o più pagine dedicate a tutti gli aspetti, commerciali o meno, che ci aiutano a mostrare le nostre capacità.
Facendo però attenzione a non scadere in uno sterile Curriculum Europass (che è comunque cosa buona tenere aggiornato in caso di necessità).

Creare un ambiente di condivisione

  • Social network per accogliere feedback e dare supporto ai clienti sui propri prodotti
  • Blog di discussione
  • News del settore
  • Offrire servizi di consulenza

Sapere cosa si cerca
Se siamo esperti del nostro settore saremo in grado di valutare alla prima occhiata il livello di professionalità che abbiamo di fronte, ad esempio il linguaggio tecnico appropriato (da “addetti ai lavori”) è il primo indizio di questa componente.

Vale la pena prendersi il tempo necessario per scrivere i contenuti pubblicati di proprio pugno piuttosto che scadere nella blanda strategia del copincolla da Wikipedia, o peggio ancora, da altri professionisti. Anzi, è proprio l’autenticità del nostro personale approccio e la consapevolezza nell’eleaborare le proprie conoscenze a favore dell’esposizione a fare la differenza: un videomaker attraverso una presentazione video impeccabile, uno scrittore nel proporre un lessico variopinto, e un esperto web tramite consigli utili per i potenziali clienti. Questo significa vivere nell’era della professionalità; saper diversificare la forma di trasmissione dei contenuti.

La passione per il proprio lavoro non si nasconde
In un Paese la cui qualità del lavoro è riconosciuta in tutto il mondo, a rischio di sembrare esigenti, prendere seriamente il proprio servizio e lavorare con chi dimostra lo stesso livello di cura risulta la chiave di volta per emergere dalla superficie. Al di là dei leader di settore, gli esperti  sono a volte difficili da individuare ma notiamo subito la differenza per il costante perfezionamento, la cura nei dettagli, la puntualità e i risultati. I rapporti sono genuini e i risultati sempre sopra la media.

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