Export: il web a supporto delle attività tradizionali

Export: il web a supporto delle attività tradizionali

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L’evoluzione degli strumenti e delle interazioni virtuali ha ridotto distanze e facilitato interazioni, ma non ha sostituito il contatto reale, né la comunicazione tradizionale.

Ragionando sul Web Marketing, come strumento strategico per le aziende, è possibile arrivare alla stessa conclusione. Il punto di partenza è, per assurdo, proprio la fine. Infatti, è innegabile come l’obiettivo finale di qualsiasi attività commerciale sia comunque la vendita alla persona e, di conseguenza, l’inizio debba sempre essere un’analisi dei bisogni e del potenziale pubblico mercato.

Fino a quando il soggetto finale di ogni commercio sarà la componente umana (com’è normale sia), sarà imprescindibile la serie di strade che passano per il contatto e il libero arbitrio.

Ecco, quindi, che l’acquisizione di contatti qualificati, le campagne online e la generazione di brand visibility, non sostituiscono del tutto attività relazionali come le attività fieristiche, gli incontri commerciali e gli eventi di settore.

Questi rimangono e, anzi, a oggi vedono l’implementazione dei nuovi canali di comunicazione per aumentare l’appeal di un brand.

Diventa quindi facile comprendere come, in un processo d’internazionalizzazione, Social Media e attività web online possano e debbano, invece, divenire strumenti preziosi per il raggiungimento di mete che prima risultavano difficilmente raggiungibili.

L’efficacia di una fiera, di determinati incontri o di una trattativa tra Paesi, aumenta lo stato di credibilità e di successo, in un sistema dove le informazioni di un core business anticipano il lavoro di promozione personale.

La ricerca in rete, prima di un incontro con un potenziale cliente, o partner, permette di acquisire dati utili e di facilitare un esito felice della trattativa.

L’analisi e lo studio dei mercati ai quali approcciarsi, parlando d’internazionalizzazione, passando dal web, miniaturizza le esposizioni finanziarie e massimizza gli sforzi; diverso sarebbe dover partire per esplorazioni reali e ancora prima di poterne valutare l’efficacia essere costretti a spendere (per oneri di trasferta, pernottamento e sostentamento).

Secondo il rapporto di Google-Doxa Digital sul ruolo del web nell’internazionalizzazione delle PMI, le fiere di settore sono ancora la prima modalità di contatto estero, nell’ordine del 30% per le piccole e del 36% per le medie imprese italiane.

Il World Wide Web può rivelarsi strategico in sede di valutazione e preparazione a monte per conoscere i propri interlocutori, analizzarne i dati visibili e farsi un quadro dal quale estrapolare strategie più valide, il tutto a portata di clic.

Con una corretta reputazione web diviene anche più semplice fissare incontri: grazie alla riconoscibilità del proprio marchio, la diffidenza diminuisce e le porte si aprono più facilmente.

In tal senso, i Social Media, in particolare, possono essere un’arma segreta per gli Export Manager che possono sfruttare il web per sviluppare un’autorevolezza utile ad approcciare in maniera diversa fiere e missioni.

Se il processo di Brand Awareness sul mercato estero è stato avviato correttamente, allora i contatti ricevuti conosceranno già il nome dell’azienda e saranno più disponibili ad avviare una trattativa.

Questo perché, come ribadisce anche Pankaj Ghemawat, Professore di Strategia Globale alla IESE Business School di Barcellona e alla Stern School of Business di New York, in un’intervista esclusiva per il mio libro: «Nonostante il web aiuti a connettere le persone in ogni parte del mondo in maniera immediata, le relazioni continuano a necessitare di un contatto fisico, di tanto in tanto».

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