Il digitale per uscire dalla crisi

Il digitale per uscire dalla crisi

5'

Cercare di avvicinare gli imprenditori al mondo della comunicazione digitale non è facile. Spesso la frase che si sente ripetere è “ma io ho sempre fatto senza”. I tempi però cambiano e inesorabilmente arriva il momento in cui, non ammetterlo, può compromettere l’esistenza stessa dell’azienda sul mercato. Rinnovarsi per stare al passo coi tempi è una pratica utilizzata in qualsiasi settore commerciale, dalla trattoria di paese al brand multinazionale.

Anche volendo, la Banda Larga oggi in Italia è poca, lenta,  ed è stimata come la più cara d’Europa.  Nonostante nei tempi più recenti siano stati raggiunti numerosi traguardi, rispetto alla situazione occidentale siamo indietro anni luce.

Mentre si sente parlare spesso di Digital Divide, e quindi della mancanza della Banda Larga sul territorio nazionale, o comunque dell’accessibilità di Internet da tutte le zone del Paese, meno spesso si fa riferimento al “gap” culturale che divide le famiglie e le aziende italiane dal resto del mondo.

Il termine Digital Divide riguarda infatti l’accesso, l’utilizzo e l’impatto che le tecnologie dell’informazione e della comunicazione hanno sulle nostre vite. Questo divario di conoscenza, oltre a quello infrastrutturale, ha effetti notevoli (e negativi) sull’economia italiana, che invece potrebbe trarre enormi benefici dal web e dal digitale in generale.

Il processo di alfabetizzazione digitale delle aziende italiane è un processo ancora ai primi passi, e non ci si può attendere che un imprenditore sia un tuttologo; nella maggior parte dei casi conosce a fondo il suo settore e possiede alcune nozioni trasversali che gli permettono di supportarlo al meglio, ma di rado possiede una buona conoscenza della comunicazione digitale.

«Continuiamo a rischiare di diventare un’isola analogica e disconnessa in un mondo digitale e interconnesso. E, quel che è peggio, sembriamo preoccuparcene davvero poco» (Guido Scorza)

Da dove partire quindi?

Sicuramente dalla domanda più frequente: “Perché comunicare sul web?”

Fortunatamente c’è una generazione che sta crescendo in sintonia con i cambiamenti; tra loro ci sono gli imprenditori del domani. “Loro” sono con un piede dentro l’informatica e l’altro dentro al web, perchè ormai lo sappiamo, viviamo in un periodo di sviluppo esponenziale delle tecnologie e le macchine che costruiamo sono entrate a far parte non solo della nostra vita, ma anche dei nostri gesti quotidiani.

Si parla dei Nativi Digitali, persone nate e cresciute a contatto con le tecnologie digitali come computer, internet, smartphone e tablet, nati dalla fine degli anni ‘80 e che imparano a usare tutti questi dispositivi senza sforzo e per tentativi. Questo seguendo un percorso naturale di apprendimento che gli consente di far parte di una rete sociale altrimenti esclusiva, e per sviluppare funzionalità e concetti indispensabili per il futuro come l’identità virtuale, il multitasking, il feedback, ecc.

Sarebbe quindi forse opportuno accettare l’idea che oltre al Divario Digitale, gli imprenditori italiani, sono costretti anche ad affrontare un Divario Generazionale.

Una indagine realizzata dal Centro studi di Unioncamere evidenzia come più del 41% delle imprese nate nel primo semestre del 2014, sia composta da giovani sotto i 35 anni (Il giornale delle PMI).

Questi giovani capitani d’azienda si rivelano assai più propensi degli altri all’utilizzo dei social network e all’offerta di servizi on line, tra i quali anche l’e-commerce.

L’attuale generazione cresce in simbiosi il web e i Social Media, ha fame di informazione e non ha paura di esplorare, è inoltre stanca della pubblicità mono-direzionale e finalizzata esclusivamente alla vendita.

Grazie alla comunicazione digitale il potenziale cliente può filtrare le informazioni, approfondire ciò che è di proprio interesse, trovando esattamente l’ago nel pagliaio.
I Social Media, in particolare, offrono la possibilità di indirizzare la propria comunicazione a un target definito e specifico, aiutando a sviluppare la Brand awareness – o consapevolezza del marchio – tipicamente il primo obiettivo della comunicazione, soprattutto nei primi mesi (o anni) di vita del prodotto, o nella fase di ingresso di un nuovo mercato.

Questo enorme bacino di potenziale clientela rischia di non trovare le aziende che non hanno ancora attuato una strategia sui canali web e scarterà quelle che adottano ancora un approccio passivo.

Comprendere l’importanza di quelli che sono diventati ormai touchpoint fondamentali sia in ambito B2C che B2B sarebbe già un forte segno di innovazione per le aziende italiane, che, al momento, trattano l’argomento in maniera disordinata. Alcuni buttandosi sul web come se fosse l’ultimo appiglio disperato per sconfiggere la crisi e ottenere poi risultati controproducenti, altri non si attentano neanche a considerare il web per incompetenza o semplice paura.
La soluzione si trova – come spesso – nel mezzo.
Con il supporto di professionisti del settore che avanzino con la dovuta cautela e un piano specifico volto a raggiungere sviluppi concreti il risultato è assicurato e sono già tante le voci che ci testimoniano dalla cima i propri successi.

I climber lo sanno: a volte per procedere la salita bisogna abbandonare il percorso iniziale e avventurarsi all’altro lato della parete. L’appiglio è difficile perché mai tentato, ma è anche quello che dà accesso alle sporgenze migliori.

– See more at: http://www.giornaledellepmi.it/il-digitale-per-uscire-dalla-crisi/#sthash.ofVx8rKr.dpuf

Loading Disqus Comments ...
Loading Facebook Comments ...

No Trackbacks.