Il sito web aziendale è roba vecchia? #DigitalTalk con Matthias Henze, CEO e co-founder di Jimdo

Il sito web aziendale è roba vecchia? #DigitalTalk con Matthias Henze, CEO e co-founder di Jimdo

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Abbiamo detto, scritto e ascoltato, che il sito web deve essere per una azienda l’hub della propria comunicazione, un luogo dove potenziali clienti e stakeholder possono trovare informazioni su prodotti e servizi ed eventualmente contattare l’azienda stessa. È possibile che tutto questo sia ormai “roba vecchia”?

Matthias: «No, non è “roba vecchia” anzi è proprio il contrario. Avere un sito proprio è più necessario che mai. Ciò che invece suona sicuramente superato è parlare di sito come di qualcosa di statico ed ”isolato”, questo sì è un approccio datato e inefficace.

Lo scenario in cui viviamo è multipiattaforma e definitivamente multicanale. Per questo non è più sufficiente considerare il sito aziendale come una risorsa chiusa, a sè stante oppure come una semplice vetrina dove mostrare prodotti, servizi e informazioni istituzionali.

La presenza digitale, soprattutto per PMI locali, si deve sviluppare su una molteplicità di canali, tutti specifici ed interconnessi.

Ci sono i social network, i portali, le piattaforme di recensioni, i social blogging, ognuno con un proprio target di riferimento, un registro comunicativo e tempistiche specifiche.

Per raccordare tanti canali esterni è però necessario un punto di riferimento, un “porto sicuro” da cui il business e la comunicazione aziendale può salpare, prendere il largo e a cui può fare ritorno. Questo hub resta definitivamente il proprio sito web.

Dove è possibile fare e-commerce, gestire un blog aziendale, fare storytelling, collegare campagne social, di email e online marketing, coordinare tutti i canali di comunicazione, digitali e non, se non sul proprio sito?

Può suonare un po’ di parte, visto che da Jimdo sviluppiamo la piattaforma DIY per creare il proprio sito web, ma a dirlo sono proprio i nostri utenti. Queste sono le loro esigenze, che noi cerchiamo solo di anticipare e soddisfare al meglio.

Un esempio? Ecco l’esperienza di Allison, imprenditrice americana:

“So I started thinking how do I access and get more people to learn about the brand ‘cause there’s obviously a demand. So I set up my website. “A website is so important. I work in digital marketing and I can’t tell you to have an online presence for any local small business is the #1 thing you should be doing. That and social media. You need to be out there. People need to access you. If I didn’t have a website, I could not have gotten in touch with stylists or magazines to get press on my jewelry. Everything comes from my website. It’s it’s your look book. It’s the way that you appear to the world”».

Grazie Matthias, queste sono “parole sante” per i nostri imprenditori. Troppe volte ho visto questo “porto sicuro” apparire più come una disordinata “Tortuga”, dove il caos regna sovrano, e dove una sorta di “polvere digitale” ricopre vecchi contenuti scritti forse da qualche “pirata ubriaco”.

Allo stesso tempo, anche la frase di Allison, “People need to access you”, è il riassunto perfetto, la chiave di un argomento che a qualcuno potrebbe sembrare banale, ma che non è ancora chiaro a molti imprenditori italiani. I potenziali clienti vi stanno cercando online, e quello che trovano fa la differenza tra vendere oppure no.

I Social Media ci stanno guidando verso una nuova era della comunicazione, cosiddetta H2H (human to human), dove i clienti possono interagire direttamente con le aziende, e addirittura prendere parte al processo creativo di prodotti o servizi. Penso che la fusione tra Social Media e sito web possa essere la chiave di un “next-gen hub”, un punto di incontro tra i due canali, con cui veramente il cliente possa dialogare con l’azienda.

Matthias: «Assolutamente Gabriele! Oggi per fare impresa non basta più essere visionari, investire in produzioni di qualità e innovative. Serve una visione strategica che guardi oltre i confini geografici e sappia ampliare la propria audience con i canali più appropriati. La competitivitá e la crescita passano sempre di più da questa consapevolezza e, quindi, da una gestione sapiente della comunicazione e della reputazione online.

Penso a chiunque abbia un’attività, piccole e medie imprese, esercizi commerciali ma anche professionisti, studi e associazioni. Produci qualcosa di unico, offri servizi che si distinguono per innovazione, originalità, sostenibilità?

Il web – in primis il proprio sito – ti permette di “esserci”, di presentarti, di raccontare la tua unicitá e di raggiungere un pubblico potenzialmente globale. In pratica di creare un solida base da cui sviluppare e far crescere il tuo business, progetto o qualsiasi passione ti stia a cuore.

Abbiamo la fortuna di incontrare tanti professionisti che hanno intuito le potenzialità della rete. Le loro storie, i loro successi ci ispirano e ci riempiono di soddisfazione. È bello veder crescere le loro attività, saperli orgogliosi di ciò che hanno creato con Jimdo e dei risultati raggiunti, anche grazie al nostro sistema.

Strumenti come Jimdo, infatti, permettono di creare un fantastico sito in modo intuitivo e veloce e di focalizzarsi, quindi, sul progetto in sè e sulla sua promozione, aspetto essenziale per la crescita.

Aggiungo una cosa e mi collego al concetto che hai introdotto. Nell’era della comunicazione H2H i “clienti” si sono trasformati in “community” interattive ed esigenti che nel web cercano ispirazione e informazioni, condividono feedback, scelgono – e acquistano – prodotti e servizi ma anche relazioni e valori.  

È quindi fondamentale per le imprese usare i canali digitali per coinvolgere e offrire un’interazione reale.

Questo per noi vuol dire comprendere i progetti personali della nostra community e supportarne lo sviluppo, ascoltarne feedback e richieste (fondamentali anche per orientare lo sviluppo di prodotto), risolvere possibili problemi in tempi brevi.

Vuol dire anche instaurare relazioni che generino fiducia e senso di connessione. In poche parole mostrare che dietro al brand esistono persone reali.

È  qualcosa che ha a che fare con un’esigenza molto umana e che richiede, da parte delle imprese, una comunicazione autentica.

Credo che in questo senso le grandi aziende abbiano molto da imparare – e stiano imparando – dalle piccole, dai produttori, dagli artigiani, riprendendo quella capacità, da sempre analogica, di porsi “from human to human”, riportando la comunicazione ad una dimensione personale, onesta e trasparente.

È un tema che ci sta molto a cuore e che ha contribuito a innescare il processo di rebranding che ci ha coinvolto nell’ultimissimo periodo».

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