Quotidiani e Digital Disruption #DigitalTalk con Luciano Fontana, Direttore del Corriere della Sera

Quotidiani e Digital Disruption #DigitalTalk con Luciano Fontana, Direttore del Corriere della Sera

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Quando ho ricevuto la newsletter di presentazione di Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera, la mia mente è subito tornata a quel famoso rapporto trapelato dal New York Times, “Innovation” (marzo 2014), che svelava i più che mai attuali problemi della carta stampata e la necessità di seguire una nuova direzione più orientata al rapporto con i propri lettori. In poche parole, o si cambia, o si chiude.
«Vorrei conoscere personalmente ognuno di voi, aprire un dialogo giornaliero», scrive Luciano Fontana.
È proprio da qui che bisogna partire, creare un rapporto bi-direzionale quotidiano/lettore, per varcare le soglie della Digital Disruption (Rivoluzione Digitale), perché le nuove tecnologie digitali, ed i modelli di business sviluppati con esse, hanno influenzato e modificato sensibilmente la proposta (e il valore aggiunto) dei quotidiani.

Luciano Fontana: «Quanto scrive è molto importante. Il principio secondo cui solo un rapporto stretto con i propri lettori può permettere ai giornali di porsi al loro servizio, in fondo, non è nuovo. Ma quello che, per anni, è forse stato più un artificio retorico che una pratica effettiva, è divenuto di attualità per la diffusione delle tecnologie digitali. Oggi possiamo conoscere gli utenti del Corriere, le loro abitudini e preferenze di lettura, e persino riconoscere chi si affaccia per la prima volta sul mondo dell’informazione prodotto da via Solferino, con una precisione mai avuta prima. Queste nuove possibilità hanno ampliato, e di molto, il campo d’azione di testate dalla lunga tradizione: cambiando abitudini e pratiche di lavoro rimaste invariate per decenni e costringendoci a innovare. Per questo il rapporto del NYT che lei cita si intitola così: è la presa di coscienza, da parte di chi produce il miglior giornalismo del mondo, del fatto che neppure questo basta. Oggi bisogna portare quel giornalismo là dove i lettori si trovano e con modalità che i lettori ci chiedono. Aprire un dialogo con i propri lettori significa per noi acquisire le mappe per portare il Corriere in territori nuovi».

Negli ultimi anni abbiamo però visto apparire (o ingrandirsi) numerosi blog e “portali di informazione“, basati proprio sul mondo digitale e sui meccanismi ad esso connessi. L’impressione è però che la qualità di queste “testate alternative” sia molto bassa; l’esasperata ricerca di “soddisfare il cliente” sembra portare in una direzione in cui gli articoli proposti sono molti e tra i più disparati, ma poco approfonditi e spesso dai concetti carenti. Se da un lato il “miglior giornalismo del mondo” non è più sufficiente, dall’altro non deve però passare in secondo piano. Mi viene in mente l’esempio lampante di Forbes, che in Italia ha proposto una versione web ricca sì di contenuti interessanti (contribuivo anche io), ma focalizzata soprattutto su articoli veloci e di facile condivisione. Se non ricordo male, l’articolo più letto riguardava le tipologie di intimo preferito dalle modelle, o una cosa del genere. Mi aveva sorpreso il fatto che, dopo solo un mese, il mio articolo su web e internazionalizzazione fosse già il terzo più letto di sempre. Alla fine del 2014 hanno chiuso i battenti senza nemmeno “salutare”.

Luciano Fontana: «Nel suo rapporto, il New York Times metteva a confronto il traffico sul suo sito con quelli che definiva “competitor”: forse sorprendentemente, tra loro non c’era il Washington Post, ma c’erano invece siti come Buzzfeed e Huffington Post. L’idea che stava dietro quel raffronto non era: cerchiamo di fare traffico, non importa in che modo. Tutt’altro. L’idea era: le testate di informazione – tutte, anche quelle di qualità discutibile – competono tra di loro per catturare l’attenzione dei lettori su alcune piattaforme: il web, i tablet, gli smartphone, i social media. Quelle testate spariranno? I dati ci dicono l’opposto. L’unica strategia possibile, dunque, è quella di capire quali strumenti quelle testate sanno usare per distribuire il loro contenuto in modo capillare e intelligente, e imparare noi stessi a utilizzarli per convogliare il giornalismo di qualità a un pubblico che, altrimenti, troverà più facilmente pezzi scadenti. Il Corriere si trova nella stessa situazione, in fondo: siamo consapevoli della qualità del giornalismo che ogni giorno portiamo in edicola e sul nostro sito, ma possiamo e dobbiamo fare di più per distribuirlo in modo migliore. Non solo: siamo anche convinti che i lettori sappiano cogliere la qualità, e scommettiamo sul fatto che sappiano apprezzarla».

Se da un lato è fondamentale “portare il giornalismo là dove i lettori si trovano”, dall’altro è imperativo capire chi sono questi lettori, profilarli allo scopo di fornire loro contenuti più specifici e personalizzati. Una delle frontiere della profilazione è certamente lo stato d’animo dell’utente, e devo dire che mi ha piacevolmente sorpreso trovare questa funzione sul Corriere. Il prossimo step è quindi quello di fornire contenuti così personalizzati da poter addirittura cambiare l’umore dei lettori? Immagino un sistema simile a quello dei “contenuti correlati”, dove vengono proposti articoli divertenti e se vogliamo più frivoli agli utenti che durante la sessione abbiano espresso un umore negativo rispetto a ciò che stanno leggendo.

Luciano Fontana: «Conoscere i propri lettori è un’opportunità fondamentale per poter fornire loro le notizie più rilevanti. Mentre quello di cambiare l’umore degli utenti non rientra tra gli obiettivi del Corriere, avere un’idea più precisa dello stato d’animo che i contenuti messi in Rete contribuiscono a creare è certamente per noi interessante e ci aiuta a creare un sistema informativo che sia insieme completo ed equilibrato. Ma la “profilazione” – termine che va sempre associato a trasparenza e diritto alla privacy, e che per noi significa, anzitutto, osservazione dei dati e delle fonti del traffico – offre anche altre possibilità. È così futuribile, ad esempio, la prospettiva di offrire a ogni lettore notizie relative alla propria città, al proprio quartiere, alla propria squadra di calcio o a un ristorante dove vuole andare a cena? O fare in modo che, al risveglio, possa trovare nella casella email una selezione delle più importanti novità relative agli argomenti di maggiore interesse? O, ancora, permettere ai nostri lettori da un lato di fruire della selezione e della gerarchizzazione delle notizie che il Corriere compie sulle varie piattaforme, ma dall’altro di trovare immediatamente, in sezioni e su device appositi, le sezioni sulle quali vogliono essere più informati?».

Le possibilità sono molteplici, per non dire infinite, soprattutto se inseriamo in questo contesto anche il così detto “Internet of Things”, o “Internet delle cose”, in italiano. Sono e saranno sempre di più gli oggetti connessi ad internet, come orologi o elettrodomestici. Questo permetterà di raccogliere ulteriori e più precise informazioni sugli utenti, sulle loro preferenze e, perché no, su quello che gli piacerebbe leggere.
Si prospetta quindi l’idea di un quotidiano che possa anticipare il bisogno di informazione dei lettori, senza intrufolarsi nella loro vita privata, bensì sapendone cogliere i dettagli, per renderla più completa e più ricca di informazioni.

Mi piacerebbe proprio leggere un quotidiano così!

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