Sito web per l’estero: la velocità conta

Sito web per l’estero: la velocità conta

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Alex Nam è il Managing Director EMEA di CDNetworks, un cliente di Weevo, il cui case study è stato anche inserito all’interno del mio libro, Strategie web per i mercati esteri, pubblicato da Hoepli.

Gabriele: «Il sito web dovrebbe essere l’hub della comunicazione aziendale. Nel momento in cui ci si rivolge ai mercati esteri, deve rispondere a caratteristiche specifiche. Quali sono i punti chiave per la realizzazione di un sito web internazionale?»

Alex: «Ciò che abbiamo imparato dai nostri clienti e che aspirano a comunicare in maniera diretta e localizzata, a seconda del mercato a cui si rivolgono. Questo vale sia per quanto riguarda i contenuti, sia per quanto riguarda il design. Ecco alcuni consigli:

  • è necessario investire nella localizzazione dei contenuti, che siano testuali o multimediali, a partire dalla brochure aziendale. Utilizzare copywriter madrelingua è la soluzione migliore per trasmettere il proprio messaggio in maniera adeguata, avvicinandosi alla cultura del potenziale cliente;
  • anche la strategia social va localizzata: è opportuno scegliere i canali giusti per arrivare al target definito;
  • scegliere le piattaforme di online advertising e search engine advertising rilevanti per il mercato, adattando la strategia al Paese target.

Indipendentemente dal mercato, i nostri clienti cercano sempre di offrire un sito che sia il più facile e veloce possibile, proponendo metodi di pagamento adeguati al Paese scelto. Inserire contenuti interattivi, animazioni e video, aiuta a migliorare l’esperienza dell’utente e ad indirizzarlo verso il contatto o l’acquisto.

Quando si approcciano i mercati esteri, la distanza può creare problemi, anche al sito web

Parlando di mercati esteri però, tutte queste funzionalità aggiuntive concorrono a rallentare le prestazioni del sito web, che potrebbe impiegare troppo tempo a caricarsi, o addirittura non caricarsi affatto. Quindi, come dico sempre: “Non dimenticare mai che la velocità conta!”. Il cliente può essere preso o perso nel giro di un secondo. Un ritardo di appena un secondo nell’apertura di una pagina web, diminuisce gli acquisti del 7%. Non va inoltre dimenticato l’aspetto della sicurezza. Il 78% dei consumatori e-commerce si preoccupano della sicurezza, soprattutto quando il sito è lento. Quindi il prerequisito per un sito web di successo su scala internazionale è la velocità. Diversamente ogni altro sforzo risulterà vano. Il risultato? Meno secondi, più vendite. Più velocità, miglior posizionamento sui motori di ricerca».

Gabriele: «È vero che ci vogliono 30 secondi per aprire un sito italiano da Pechino?»

Alex: «È vero. Nel 2014 abbiamo condotto uno studio, analizzando le performance di alcuni siti tedeschi sul mercato cinese. Il risultato medio era di 33 secondi. Abbiamo anche registrato risultati simili per i siti web italiani. A volte si pensa che i cinesi siano abituati a queste velocità di caricamento, che sopportino di attendere oltre 30 secondi pur di consultare il sito web del famoso brand italiano. Sbagliato:

  • 9 cinesi su 10 affermano che la velocità sia la caratteristica più importante per un sito web;
  • il 47% degli internauti cinesi si aspettano che un sito si carichi al massimo entro 3 secondi.

Quindi un tempo di caricamento di 30 secondi non è accettabile. Ma perché i tempi di caricamento sono così lunghi? In primo luogo la distanza: la Cina è semplicemente lontana dall’Italia. Un’altra causa di rallentamento è il Great Firewall, un sofisticato sistema che permette al governo di filtrare e bloccare siti web con determinate caratterisitiche. Non ultimo, anche le reti cinesi hanno problemi. Tutto questo rende molto complicato ottenere un sito web che si carichi velocemente anche per il mercato cinese. Ecco alcuni consigli:

  • utilizzare una Content Delivery Network specializzata per la Cina;
  • affidarsi a un partner web esperto nella comunicazione internazionale;
  • ottimizzare l’architettura del sito e del suo contenuto;
  • monitorare costantemente le performance, per verificare cos’è possibile migliorare».
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